Coach Paolo Montagnani
Coach Paolo Montagnani

"Boia deh..."


Voglio scrivere alcune cose
ACQUAFONTEVIVALIVORNO....questo è il nome della mia prossima squadra. Si proprio a Livorno,una sfida grandissima,un mare di cose da fare ma con una altissima motivazione.Si dice che nessuno è profeta in patria..ma io sono a posto perchè non faccio il profeta,faccio l'allenatore, anzi il Capo Allenatore, che meglio ricordare, non è la stessa cosa.
PALLAVOLO MASSA....grazie a Italo Vullo e Iris Wintzek per l'idea, per la fiducia riposta in me e nella città di Livorno. Capisco i tifosi di Massa..ma sarete sempre i benvenuti al Palazzetto.
TUSCANIA....meno male che è nell'altro girone e perlomeno all'inizio non ci incontriamo. Un legame forte mi lega al paese, alle persone, agli amici, ai tifosi, ai dirigenti, con cui in questi due anni la mia famiglia ed io abbiamo vissuto una bella parentesi della nostra vita. La festa che abbiamo fatto per salutarci è stata bellissima,e non la scorderò.
M&M's....purtroppo la famosa ditta quest'anno non lavorerà, buona fortuna "maifrend" #assodibastoni, la ChampionsLeague è il livello che ti si addice.
MVTOMEI....tre anni fa ho cominciato la ristrutturazione del G.S.Tomei insieme a persone fidate e ci siamo riusciti, ma siamo partiti anche con l'idea di avere qualcosa di più importante da gestire. Nel frattempo nasce Modigliani Volley, una grande idea perchè inclusiva e non esclusiva, con scelte coraggiose, qualche errore iniziale ma sempre facendo tesoro delle esperienze. Alla presentazione dissi che l'obiettivo era anche portare la serie A a Livorno. Tutti pensarono che sarebbe stato bello ma irrealizzabile, lontano. Dopo tre anni, la serie A torna a Livorno. Con la serie A tanti giovani si avvicineranno e saranno prorio queste due società, che ormai sono una cosa sola, ad accogliere i nuovi futuri campioni.
50...è passato il mio cinquantesimo compleanno da qualche giorno...vi ringrazio per gli auguri. Cinquanta sono tanti, frenavo per non arrivarci a questo compleanno!..Passato anche questo...
OK...ora vado che devo fare anche una bella squadra...perchè..boia deh..prima di batterci...cenevòle!!
#forzalivorno

"La linea della carità"

Chi vince vuol dire che ha trovato le risorse per vincere e chi perde vuol dire che queste risorse non le ha trovate. Semplice.

Nel basket la chiamano la "linea della carità", la linea della lunetta dove i giocatori si presentano per tirare i tiri liberi. Da soli, cronometro fermo, avversari fermi, tutti ti guardano.

Linea della carità forse perchè anche se metti due liberi prendi la carità di due soli punti o forse perchè tanti giocatori che hanno basse percentuali si presentano dopo un fallo subito e chiedono la carità di non fare brutte figure.

Nel volley c'è un parallelo, la linea della battuta, ormai una vera propria "linea dei sogni". Tutti sognano di andare  e risolvere tutti i problemi con una bella battuta, forte e sulle righe!!. Anche noi allenatori speriamo che un nostro giocatore faccia il punto che ci risolve la situazione...

Già, ma il meccanismo mentale che si innesca nei giocatori quando vanno a battere è simile ai giocatori di basket. Soli, palla in mano e la loro tecnica. Otto secondi (8), per farlo.

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Ormai senza battuta non si vince o meglio è molto più difficile.

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113 battute

22 errori

20% errore

ZERO ace

 

Alla prossima amici..

 

Capelli bianchi.....

Quelli che hanno i capelli bianchi dicono che sono per le esperienze maturate negli anni, mentre gli altri te lo fanno notare per dirti che sei vecchio...

Lo scorso anno hanno chiesto a Jhon Speraw, allenatore vincente di Team USA, perchè avesse la stessa espressione durante la partita e come riuscisse a non far trapelare nessuna emozione; rispose che riuscirci era molto difficile ma il suo era un comportamento voluto perchè riteneva che aggiungere stress o pressione allo stress che già i giocatori hanno in campo, lui non pensava che fosse produttivo.

Nella partita contro i ragazzoni del Club Italia, i capelli bianchi mi sono serviti....pazienza pazienza tanta pazienza, inutile aggiungere nervoso ad una squadra nervosa. Anche se poi ad un certo punto.....usando un francesismo, ho fatto notare che il loro nervosismo aveva un pò infastidito....

Alla prossima....

P.S: Inaugurato una nuova versione di volley, quella con gli Oakley!per riparare gli occhi dal sole e cercare di vedere il pallone,visto gli orari desueti a cui si gioca. 

Due panchine

Parto da una sincera premessa: quando alleni un  Club e ti viene proposto un altro incarico in una Nazionale, rifiutare è difficilissimo. O il tuo Club non ti da il permesso, o intervengono problemi pratici,o dal profondo pensi ad un senso morale e sociale, oppure accetti. Nel mio recente passato questa possibilità era reale ed io avrei accettato.

Tutto quello che si dice in questo periodo è condivisibile e tutte le idee vanno come sempre rispettate. Io, al proposito, sposto il mio pensiero sulle cose pratiche: un allenatore ALLENA, e dire che un allenatore che è impegnato in Nazionale, solo perchè si tiene in contatto con il suo collaboratore con mail, WhatsApp o Skype, sta allenando anche il Club, è una fesseria. Allenare, plasmare, migliorare, modellare una squadra è un altra cosa e dire che demandare ad un collaboratore l'allenamento è il metodo giusto, vuol dire calpestare tutti i dogmi di metodologia dell'allenamento. Fare programmi di lavoro da lontano non è qualità. L'allenatore lascia la figura al "gestore".

Allenare una Nazionale è meraviglioso, lo so, essere il CT di una Nazionale è meraviglioso al cubo,immagino, ma proprio per il tipo di impegno e di responsabilità, non è possibile che mentre si allena una Nazionale si disperdano energie e concentrazione perchè si deve condurre a distanza anche la squadra di Club.

Detto questo,fortunati i miei colleghi che hanno due panchine, a cui auguro...................................non mi ricordo.............

Mi sono divertito...

Bologna, 27 settembre 2015

Corso di Aggiornamento

Mi sono divertito, ho parlato per più di quattro ore e sono stato applaudito quando ho pensato che era meglio fare una pausa dopo  quasi tre ore che parlavo! Ero concentrato sul lavoro e a far girare le slide,spiegandole ovviamente e integrandole, che non ho mai guardato l'orologio. Ero a mio agio.....parlavo di pallavolo....potevo starci tutto il giorno!!!

In tribuna c'erano miei ex compagni di squadra, ex allenatori (un grande piacere rivederli), bravissimi allenatori del passato e tanti allenatori col terzo grado: avevo la sensazione di parlare ad ognuno di loro, non come docente ma come me stesso che racconta i suoi metodi e le sue idee. Grandi segreti non ce ne sono e qualcuno ovviamente me lo sono tenuto.  ehehehehehe

Alla prossima amici

Ciao

 

Ma perchè?

Il controllo dei pagamenti effettuati con le tre scadenze introdotte nella nuova Superlega, mi ricorda una manovra antidoping introdotta nel ciclismo qualche anno fa'. Questa regola faceva parte della "Campagna per la Salute" e introduceva un limite al tasso di ematocrito, fissato a 50%.

L'ematocrito è un esame del sangue che indica la percentuale del volume sanguigno occupata dalla componente corpuscolata: globuli rossi, leucociti, piastrine. Il suo valore normale si situa dal 37 al 48% per le donne, mentre normalmente per il sesso maschile è più alto (42-52%). Che cosa successe? Chi si dopava di brutto dovette per forza limitare l'uso di eritropietina (EPO) e rientrare sotto al 50%, chi si dopava in maniera controllata continuò a doparsi, mentre invece chi correva in maniera "naturale" fu praticamente autorizzato a doparsi ed era sufficiente avere 49,9% per essere dopato ma essere in regola.

Esattamente quello che succede per i pagamenti nella Superlega. Visto che ci sono queste tre scadenze,basta essere a posto per queste date,infischiandose altamente delle scadenze concordate nei contratti intercorsi tra le parti. Chi aveva una "ritardite" cronica nei pagamenti, continua ad averla; chi pagava puntuale , adesso  se la prende comoda, e chi prima pagava puntuale e continua a farlo, fa onestamente una bella figura e si qualifica all'interno del nostro ambiente come "società molto seria", ma da questo ottimo comportamento non ricava nessun vantaggio rispetto alle Società "SLOWPAY", ANZI.

La regola antidoping del 50% di ematocrito nel ciclismo, è stata abolita e ora chi bara e chi cerca di doparsi, va in GALERA.

 

Voglio fare le mie congratulazioni ad un "Paolista" che ho avuto la fortuna di allenare:

YUTA ABE ,palleggiatore del 1981, torna in Nazionale dopo quattro anni. Rientra alla grande, dopo un ottimo campionato e rientra come Capitano dei Ryujin Nippon.

Intanto devo dire che Yuta ha tutte le caratteristiche per essere il capitano giusto in una squadra con molti giovani. Abe San è uno dei pochi giocatori giapponesi ad avere una apertura mentale ampia ed essere aggiornato su tutto il volley internazionale e non solo quello troppo chiuso della V-League. Conoscitore della pallavolo e della sua essenza è arrivato insieme a me ai Sunbirds, contribuendo ,quando ha potuto, alla mia prima grande stagione. Quando ha potuto perchè il suo problema più grande è la sua predisposizione agli infortuni. Di tutti i tipi,dai più piccoli ai più grandi, e perdipiù una calamita per ogni tipo di virus che gli circola nelle vicinanze. Lui ormai da anni convive con questi contrattempi, se ne fa una ragione e ricomincia ogni volta. Un episodio per tutti che racconta molto di lui: giochiamo una partita in un momento delicato della stagione, ancora una volta senza Stanley, e lui gioca una partita strepitosa, con muri insoliti per un palleggiatore giapponese,attacchi di prima intenzione e una carica agonistica furiosa. Alla fine del primo set un attacco avversario lo colpisce ad un dito mentre murava. Dolore, ma come succede molte volte si continua a giocare. Un pò di ghiaccio e dopo aver vinto la partita la prima radiografia da esito negativo. La domenica col dito fasciato e molto dolore, altra partita e altra vittoria con Abe protagonista.

Al martedi Abe si presenta agli allenamenti ma quando guardo il dito ,pur non essendo un dottore, gli consiglio di non cominciare gli allenamenti. "Paolo ,siamo in un momento buono ,dobbiamo approfittare..."e comincia. Dopo tre palleggi lo fermo:" Yuta vai all'ospedale!".

Non riusciva a toccare la palla.

Operato d'urgenza il giorno dopo e 50 giorni fuori!!!Aveva giocato praticamente due partite con un dito rotto, molto rotto! Un Capitano anche se non aveva la fascia.

Yuta ora andrà in Nazionale,non so quanto riuscirà a giocare ma sono pronto a scommettere che sulla panchina dei Ryujin prima o poi ci sarà lui e per il Giappone sarà un guadagno certo.

Un altro saluto ad altri due "paolisti", che pur essendo nel pieno della loro carriera vengono "destinati ad altro incarico". Cioè la Compagnia per cui loro lavorano decide che è il tempo di smettere con la pallavolo e fare altro, preferibilmente lavoro di ufficio presso Suntory.

Chi ha un lavoro presso questa grande Compagnia è fortunato e vivrà una vita serena, ma la pallavolo non farà più parte della loro routine giornaliera.

SHIBAKOYA e FUJITA sono l'esempio che quando in Giappone si dice che la squadra Nazionale non può fare bene perchè i giocatori sono piccoli, dice una emerita fesseria. I giocatori "grossi" ci sono,non molti ma ci sono, basta sfruttarli a dovere.

Yudai e Yasuyuki sono due "bestie",con una forza mostruosa e ottime qualità atletiche, ma sono l'esempio di come una gestione sbagliata può significare fare carriera oppure no. Hanno avuto le proprie opportunità, forse non le hanno sfruttate come potevano, ma è un peccato che la pallavolo li perda. 

Buona fortuna ragazzi..e..arrivederci.

Paolo,..sei stato esonerato.

Salgo le scale che portano alla palestra pronto per scrivere sulla lavagna bianca l'allenamento del mercoledì e mi arrivano queste tre parole. Dirette, dette da una persona emozionata e dispiaciuta. "Paolo..non sapevo come dirtelo.......". Rispondo OK.

Il cuore mi arriva letteralmente in gola e ci metto un attimo prima di ragionare. Metto per terra la borsa e passo un bruttissimo minuto in cui mi viene in mente di tutto,cosa fare, cosa dire, a chi e come, tutto diventa scuro,grigio. Tiro un lungo sospiro e ripenso a Brad Pitt in Moneyball. "Quando devi morire preferisci un colpo in testa o cinque colpi al petto e morire dissanguato?". Già, ho apprezzato che chi mi ha fatto la comunicazione sia stato veloce e senza commenti.

Mi dico di stare calmo e di non fare errori nei minuti successivi.

Fino a qualche ora prima mi era stata data massima fiducia ma adesso devo realizzare che tutto è cambiato. Inutile negarlo mi sento scosso, partecipo ad un incontro con chi cerca di darmi spiegazioni, con una strana sensazione: sono tranquillo perchè penso di aver subito un torto grandissimo e perchè ho la consapevolezza di aver fatto tutto quello che potevo per la squadra, ma nello stesso tempo sto sudando per il vulcano che ho dentro. Finite le confuse e per me inutili comunicazioni, è arrivato l'orario di inizio dell'allenamento. Chiedo di poter essere io a comunicare ai ragazzi la nuova situazione. Prima di questo una telefonata alla famiglia per avvertire che di lì a poco sarei tornato a casa.

Parlo ai giocatori e allo staff con una serenità e precisione di cui a posteriori vado ancora orgoglioso: comunico loro che la lavagna sarebbe rimasta bianca perchè condurre l'allenamento non sarebbe più stato  mio compito. Guardo quanto più possibile i ragazzi negli occhi, voglio vederli uno per uno, pensano ad uno scherzo ma purtroppo dopo che non mi vedono ridere, realizzano la situazione. Con lo stomaco chiuso ma con il cuore aperto, parlo loro di cosa sarebbe successo nei giorni successivi e augurando buon lavoro , do loro un arrivederci, visto che abitiamo tutti vicini.

C'è commozione in molti di loro, e a pensare male potrei anche pensare alle famose lacrime di coccodrillo ma onestamente , non lo posso sapere e non mi sembra questo il caso.

Saluto e sono pronto a lasciare il palasport. Due telefonate,una di lavoro a chi mi segue da tanti anni e un' altra ai genitori e ad Alessandro ,mio fratello.

Ammetto, è una telefonata con le lacrime agli occhi, il mio dispiacere è molto grande.

Silvia e Asia mi aspettano all'ingresso di casa e mi stringono in un abbraccio."Avrò più tempo per voi...". Mia moglie pronuncia parole non ripetibili qui, mentre Asia soffre. Io faccio sacrifici per il lavoro, ma loro si sacrificano per me e questo fatto in queste situazioni mi pesa molto.

Riesco più tardi ad isolarmi: ecco quello che si prova in questi momenti, si è svuotati, inermi, senza quello che ti da soddisfazione fare e che ti piace, si è letteralmente privati di un pezzo della tua vita.

Comincio in silenzio a chiedermi perchè, cosa ho sbagliato , perchè è successo e mi rendo subito conto che sto automaticamente pensando a come fare meglio la prossima volta. Sì, il disagio, l'orgoglio ferito, il senso di vergogna, il dispiacere è molto, ma sto già reagendo....sono un bravo allenatore e devo ricominciare, subito.

 

12.01.2014 - Tokyo 2020.......forse!

Vi auguro buon anno, amici... qui le feste di fine anno sono un pò strane, il Natale non viene festeggiato e si lavora come tutti gli altri giorni. Però mi sono fatto un regalo..... ho tolto l'allenamento del 25 mattina !!!
Ma parliamo di Tokyo 2020.
Tokyo 2020 lo scorso anno per me era solo una miriade di spille sulle giacchette dei personaggi importanti, pubblicità sui Taxi e grandissimi cartelloni pubblicitari nei locali delle affollatissime metropolitane. Ogni tanto la televisione dava degli aggiornamenti e scandiva un conto alla rovescia prima del giorno della decisione. In questi servizi televisivi molta importanza veniva data ai personaggi dello sport che erano stati scelti per propagandare e sponsorizzare la candidatura giapponese. Alcuni di questi atleti sono ancora in attività e alternavano gli allenamenti a lunghi viaggi proprio per portare la loro testimonianza di quanto avrebbe potuto essere proprio Tokyo la città dell'Olimpiade.
Arriva il giorno della decisione, lo scorso 7 settembre, durante la 125* sessione del CIO. Il Giappone è pronto, tutte le televisioni propongono la diretta,maxischermi nei centri federali, persone nei centri commerciali davanti alle tv.
Ho avuto la sensazione che in maniera discreta, quasi segreta, tutta la nazione stesse già preparando questo momento ma soprattutto stesse già preparando il dopo e quindi la propria Olimpiade.
Dopo l'annuncio tutto è cambiato, l'esplosione di gioia immediata, la lunga serie di festeggiamenti durati giorni e ora tutto il mondo dello sport è già in preparazione.
Le televisioni hanno preso d'assalto tutti i giovani atleti che secondo gi addeti ai lavori hanno chance di medaglia, affiancandoli negli allenamenti, nelle competizioni, e proponendo nel prime-time molto sport.
Intanto, forse ci sarà un Olimpiade perchè la situazione di Fukushima, definita "under control" dal primo ministro Shinzo Abe, è tutt'altro che sotto controllo: il reattore numero 3 è in melt-down, il nocciolo sta fondendo e sprofondando lentamente ma costantemente nel terreno.
Nel reattore numero 4 si sta tentando una difficilissima operazione, mai tentata prima, per rimuovere le migliaia barre di combustibile nucleare, con un margine di errore pari a zero. Un errore porterebbe a conseguenze catastrofiche non solo in Giappone. Se ne tolgono 4-5 al giorno e a fine giornata c'è sempre un servizio al TG per dire che "oggi è andato tutto bene..".
Adesso penserete...ma c'è da preoccuparsi??? Risposta:"SI"!
Quindi se ci sarà, forse sarà l'Olimpiade più organizzata della storia, perchè tutte le infrastrutture sono già praticamente pronte e la città, o meglio la megalopoli Tokyo, oltre a essere bellissima è molto efficiente. Ci saranno quindi tempo e risorse umane disponibili per ottimizzare l'organizzazione. Forse saranno anche i giochi Olimpici più puntuali della storia: per far partire in orario la metro in alcune affollate stazioni, c'è un "omino" che gentilmente ti spinge dentro la carrozza, dandoti una dolce ma decisa spallata!
Forse sarà una Olimpiade dove gli atleti saranno a più stretto contatto tra di loro e avranno pochi problemi con gli spostamenti, perchè tutte le dscipline i vari villaggi saranno entro un raggio di soli 8 chilometri,comprendenti il centro della città e la fantastica baia. A proposito, si stanno ultimando grattacieli con abitazioni con vista baia che stanno per essere venduti a prezzi vertiginosi a persone di tutte il mondo, e pur essendo ancora sulla carta, vanno a ruba! E l'economia, la terza al mondo....gira!
Uno degli assi nella manica del Giappone pre aggiudicarsi i Giochi è stata la lotta al doping, infatti la dichiarazione fatta da Abe durante il suo intervento, che metteva in evidenza come nessun atleta giapponese è mai risultato positivo ad un esame antidoping nella storia delle olimpiadi, ha creato un solco evidente tra le altre due pretendenti,considerate "stati canaglia" per quello che riguarda il doping; quindi forse sarà un'olimpiade "pulita" o perlomeno meno sporca. In effetti, può essere, perchè per trovare un muscolo in un giocatore giapponese di volley, bisogna avere un microscopio!
Se avete già deciso di venire in Giappone per il 2020, settate le vostre macchine fotografiche, perchè all'interno dei palazzetti e di tutte le strutture dove ci sono competizioni sarà assolutamente vietato l'uso dei flash e già da ora nei palazzetti stanno girando altri "omini" che pensano solo alla caccia al flash. Le vostre foto saranno belle ma forse scure o sfuocate!
Forse ci sarà il gioco dimostrativo più comune a tutti noi, il nascondino. Un professore universitario di 65 anni ha anche inventato una versione un pò più atletica per renderlo olimpico e sta raccogliendo consensi per poi presentarlo ufficialmente. E siccome qui le cose strane piacciono, nel 2017 ci sarà il primo campionato giapponese.
Forse, e questa è la peggiore notizia, ci sarà la squadra maschile di pallavolo, forse. Il comitato Olimpico ha scelto come uno dei principi quello della massima competitività possibile e il più alto livello tecnico possibile. Alla squadra maschile di basket sono già stati tagliati i finanziamenti a causa dei risultati scadenti e la scarsa competitività internazionale, e se per la squdra femminile di volley guidata ora da Manabe il sistema funziona e sarà di sicura protagonista, la sezione maschile della federazione sta sudando freddo.
Quindi c'è il rischio che pur essendo paese ospitante ed avendo quindi diritto ad avere una squadra che gioca il torneo, il comitato Olimpico decida di escludere la squdra maschile perchè troppo scarsa.
Non posso e non voglio darvi tanti particolari per non annoiarvi, ma purtroppo le mosse che stanno per essere adottate vanno in una direzione molto pericolosa.
I giapponesi chiedono aiuto a destra e a sinistra, ma poi al momento di prendere decisioni importanti per migliorare la situazione, scelgono la soluzione che "non crea onda".
Già, proprio la pallavolo seguitissima in tv ,rischia di non esserci, nella più grande audience televisiva del mondo in "prime -time" di sempre!
Senza forse,un vero peccato.
Alla prossima amici e di nuovo Buon 2014
Paolo

Quel numero 17.....

La pallavolo giapponese ha sempre suscitato in me grande      curiosità, sarà per le loro magliette perfette, le loro vistosissime ginocchiere, sarà per i palazzetti sempre pieni e ordinati anche nel tifo, oppure per la ricerca dell'estetica in ogni gesto tecnico, non lo so, ma quando c'erano alla televisione le partite che riguardavano il Giappone erano per me più divertenti delle altre.
Nella famosa partita vinta dalla Nazionale Italiana con una "super-rimonta" contro il Giappone, nel 2008, per la qualificazione alle Olimpiadi di Pechino, il più giovane giocatore in campo con la maglia nipponica numero 17, mi impressiona non solo per i tanti punti che fa alla nostra Nazionale o per il modo in cui si muove o per l'atleticità che ha, ma per il mix di felicità di giocare a pallavolo, serenità e aggressività tecnica che trasmette. Purtroppo per lui e meno male per noi ,la sua grande partita non basterà per battere Birarelli e soci.
Nella mia fortunatamente breve esperienza a Taranto, durante la fase di allestimento della squadra, cerco in tutti i modi di portare in Puglia quel numero 17, ma sorvolando sui motivi, non riesco a farlo.
Arrivo a Padova nel gennaio 2010 e trovo Yu Koshikawa.
Tra noi il feeling è immediato, lui sapeva che io lo avevo cercato qualche mese prima, e il fatto che io abbia conoscenze della pallavolo giapponese mi aiuta nel creare un bel rapporto. Appena ripresosi da un infortunio, con me comincia a giocare titolare in maniera stabile e facendo un finale di campionato molto buono. Nel suo blog mi definisce "l'uomo del suo destino", sotto la mia guida acquista molta sicurezza e a Padova viene apprezzato da tutti per la sua professionalità, simpatia e per il fatto innegabile che "sa giocare a palllavolo". Yu rimane a Padova anche la stagione successiva, giocando un campionato esemplare, risultando uno dei principali artefici della nostra storica promozione in A1. Ricorderò per sempre il primo abbraccio dopo che l'ultimo pallone schiacciato da un grande Uchikov toccò terra nella partita promozione a S.Croce: un abbraccio a tre...mia moglie Silvia, io e Yu Koshikawa. Bellissimo. Ancora un altra stagione a Padova e nel maggio scorso un suo sms che diceva "Cambiamo il pallavoro giapponese?" ha di fatto stravolto la vita futura della mia famiglia.Il messaggio mi è sembrato forse troppo ambizioso ma sicuramente stimolante. Da qui è cominciato tutto ed ora ci ritroviamo a Osaka.... Koshikawa qui è un mito, è sicuramente il giocatore più famoso, grazie alle molte pubblicità che lo ritraggono ma soprattutto per la spettacolarità del suo gioco. E' presente in tutte le classifiche di rendimento individuale e sicuramente l'esperienza fatta in Italia lo sta aiutando tantissimo. Ci sono i commenti di due giocatori che hanno giocato con YU che mi sono rimasti impressi. Mattia Rosso un giorno disse che YU trasmette grande personalità pur conoscendo due parole in italiano! E la seconda di Omrcen, prima di uno dei nostri incontri, "nella V-League Koshikawa sembra Kaziyski....",punto di riferimento in attacco e determinante in battuta.
Il nostro è un rapporto particolare, basato su una conoscenza e una stima reciproca profonda, ci si intende con uno sguardo e anche se più di una volta ci si è confrontati duramente, c'è sempre stata la consapevolezza che tutti e due "giochiamo" per il bene della squadra e nel rispetto dei nostri ruoli. Yu ormai conosce a memoria il mio sistema di gioco, capisce i miei stati d'animo e sa quello che io chiedo in ogni situazione ed è quindi senza ombra di dubbio il mio miglior soldato!
Nella mia vita pallavolistica ho avuto la fortuna di giocare insieme ,e anche la fortuna di allenare, grandi campioni e posso dire che Yu Koshikawa è tra questi perchè si può essere campioni anche con dei difetti tecnici.
Alla prossima amici.
P.S: Ok YU,....ora però... fammi vincere lo scudetto!!!!

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